- Luogo: Laboratorio di restauro e diagnostica della Misericordia
- Anno: Attualmente in corso
- Tipologia: Archivistica, Ricerca
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Comitati finanziatori:
- Venice in Peril Fund
Descrizione progetto
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia sono attualmente l’unico Museo Statale all’interno del quale è presente un laboratorio scientifico adibito alle indagini diagnostiche sulle opere d’arte. Tale laboratorio, collocato fin dal 1982 all’interno della Scuola Vecchia della Misericordia, è strategico perché rappresenta un fondamentale supporto scientifico per lo studio delle opere in restauro presso i laboratori allestiti negli ambienti della Scuola stessa. Trattandosi, inoltre, di uno dei pochi laboratori pubblici specializzati esistenti in Italia, collabora con le Soprintendenze ed altri Enti pubblici locali per lo studio di importanti opere del territorio veneziano.
La collezione di quasi 3300 sezioni trasversali, provenienti da oltre 80 opere d’arte, è una delle parti più preziose del Laboratorio Scientifico delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
La collezione rappresenta una rarità a sé stante e il Laboratorio un luogo unico dove studiare a fondo alcuni dei capolavori dell’arte veneziana. È importante che l’indagine delle sezioni trasversali (piuttosto che l’analisi non invasive, cioè che non prevedono il prelievo di campioni) permette di ottenere alcune informazioni sulla stratigrafia, quindi sulla sequenza degli strati che compongono i dipinti.

Grazie al progetto, sponsorizzato da Venice in Peril Fund, alcune delle numerose sezioni trasversali raccolte negli ultimi cinque decenni possono essere studiate nuovamente attraverso le tecniche all’avanguardia del Laboratorio Scientifico, fornendo così spunti di riflessione fondamentali sia per la conservazione che per l’arte. È questo il caso della Pala di San Crisostomo (Santi Cristoforo, Girolamo e Ludovico da Tolosa), un pezzo estremamente importante in quanto ultima opera di Giovanni Bellini (1513), che è stata recentemente ristudiata.
Oltre a raccogliere dati sui materiali e sui metodi utilizzati dagli artisti stessi, le analisi scientifiche condotte sulle opere d’arte possono essere particolarmente utili anche per ottenere informazioni sulla loro storia conservativa. È questo il caso del Trittico di San Sebastiano, opera di Jacopo, Gentile, Giovanni Bellini e collaboratori, appartenente alla collezione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Poiché attualmente il dipinto è in fase di restauro, è stata l’occasione ideale per condurre prima alcune analisi non invasive e poi prelevare alcuni campioni (poiché non ne erano rimasti da precedenti campagne analitiche) per rispondere ad alcune domande puntuali di restauratori e storici dell’arte. In particolare, questo dipinto è costituito da quattro pannelli lignei che, sebbene originariamente incorniciati insieme, nel corso del XIX secolo sono stati smontati, immagazzinati e conservati separatamente. Ora i pannelli sono di nuovo insieme, ma le differenze sulla loro storia personale di conservazione sono evidenziate dalle strutture a strati delle loro cornici dorate, visibili nelle sezioni trasversali. In effetti, in alcune aree di alcuni pannelli, sopra le foglie d’oro della doratura originale (applicata su uno strato di bolo rosso ricco di argilla), è presente una seconda doratura più recente, applicata su uno o due strati contenenti pigmenti di terra e, in alcuni casi, bianco di piombo.
A seconda del numero, della composizione e dello spessore degli strati, sono state raccolte informazioni su come i quattro pannelli sono stati trattati nel corso del XIX e del XX secolo. In definitiva, ciò può essere utile per guidare l’approccio conservativo odierno.
